lunedì 3 agosto 2009

Il mio bene per te

Ti voglio bene, tanto bene, infinito bene
Non posso paragonarlo a nulla
Non esiste qualcosa che te lo può far capire.
E’ tenace, cocciuto, tenero, possessivo
Si vede. Si sente. Si ascolta quasi
Non si può mettere in dubbio
E’ una forza prorompente
E’ una carezza
E’ un dubbio
E’ un’ossessione
E’ l’amore dolcissimo che si perde in te
e in te rimane

giovedì 30 luglio 2009

Non esisto!

Se c’è un io
non sono io
Se c’è un te
non è me
Se ci sono
non mi vedi
Se mi senti
non mi ascolti
Se ti parlo
non mi senti
Non esisto!

lunedì 11 maggio 2009

L'uccellino

Sono sveglia pensando a non so quali cose
e ad un tratto sento come un fruscio.
Poi ecco un trillo felice, un battito d’ali, un gorgheggio.
Un uccellino si posa tremante sulle inferriate della mia finestra: sosta, chiama, gorgheggia, strilla.
E’ un inno al sole, agli altri, alla vita.

domenica 10 maggio 2009

Il congiuntivo

I giovani d’oggi non usano più il congiuntivo.
A me piaceva tanto.
Era quasi impossibile da usare,
ma mi faceva sentire importante.
Una frase costruita col congiuntivo era l’avvenire, era il futuro, era il passato e anche il presente.
I giovani oggi pensano solo al presente.
Non c’è passato. Sparito il latino, il paese natio, i nomi, la religione, la fede, la patria.
Non c’è più futuro, perché tutto finisce e ricomincia subito: il lavoro, l’amore, il matrimonio, l’unione del genitori.
Il congiuntivo è finito.
Amen.

sabato 2 maggio 2009

Le mie parole

Le mie parole sono pensieri
che vanno e vengono
si posano, corrono, ritornano.

Le mie parole frugano fra le cose
le osservano e rischiano di perdersi.
Le mie parole
hanno le ali:
si spandono intorno e volano
verso siti infiniti.

Le mie parole
mi fanno compagnia
seguono un ricordo
sfiorano un sentimento
piangono e ridono
e fissano sul foglio i miei stati d’animo.

Sono uno sfogo
sono lo scorre della mia vita vista
come in un film che solo io conosco, percepisco,
sogno e rimpiango.
Le mie parole sono me stessa.

venerdì 1 maggio 2009

La Luce

Ero in un letto d’ospedale e stavo morendo.
Il mio corpo era invaso da un fuoco indomabile: peritonite acuta.
Mentre la mia vita si spegneva, sentii, ad un tratto, una forza prepotente spingermi in un tunnel buio e stretto dove, girando a spirali concentriche e a velocità supersonica (senza nessuna fatica) volavo non so dove.
Poi in fondo a questo coso vidi e sentii una luce bianchissima, incandescente, di un bianco mai visto: una luce strana e bellissima che mi attirava e, avvolgendomi tutta, mi dava un senso di pace e serenità ineguagliabile.
Mi svegliai nel mio letto di ospedale sentendo dell’acqua scrosciare: era come una cascata che mi ripuliva lenendo il mio dolore.
Aprii gli occhi e vidi mio padre che si lavava le mani e il viso facendo scorrere l’acqua dal rubinetto del lavandino.
Ero fuori pericolo.
Quella luce bellissima, strana e indimenticabile vorrei vederla ancora perché so che è il mio domani, forse in un posto bellissimo, forse nel Paradiso.

giovedì 30 aprile 2009

La pentola di fagioli

Suonano le sirene: è l’allarme, perché arriva il “nemico”.
Dobbiamo correre al rifugio.
“Correte, sbrigatevi”, dice mia madre.
Ci affrettiamo a scendere per le scale e andare nello scantinato,
ma mio fratello, il più grande,
ha adocchiato la pentola dove cuociono i fagioli (che miracolo in tempo di guerra!).
Allora la toglie dal fuoco, la prende
e cerca di portarla in salvo (anche lei), giù nel rifugio.
Ma le scale traballano con gli scossoni delle bombe
e anche se lui sta attento e va piano, gradino per gradino,
la pentola comincia a rovesciare il suo contenuto:
pende, si abbassa, si rovescia, rotola con tutti i fagioli per le scale.
Mio fratello piange:
i fagioli non si salvano,
ma lui sì.

L'iceberg

Piango: devo pure sfogarmi.
Mi sento un iceberg alla deriva
in un mare sconfinato.

domenica 26 aprile 2009

Malasorte

Vattene “malasorte”: va via
Vattene
Perché mi vuoi distruggere?
Perché ti abbatti su di me?
Per annullarmi, annichilirmi
disorientarmi, annientarmi?
Vai, scappa, va via “malasorte”
Non mi vincerai mai, fila via
Va via
Non tornare mai più
Solo io so amare
e non tu.

lunedì 20 aprile 2009

Le mie lacrime

Le mie piccole lacrime
sono come un fiume che va al mare
Piano, silenziosamente, scorrono
e portano amore e rabbia e disperazione.
Fluiscono copioso e lente
come un fiume silente.
E arrivano al mare senza
nemmeno incresparlo.
Nel mare della vita
dove vanno le mie lacrime?

sabato 18 aprile 2009

A Giovanni

Vorrei urlare il mio dolore
al cielo, al mare, alle cose e
agli uomini tutti, ma l’urlo rimane dentro
di me ed è più forte di tutto: è
l’urlo del silenzio.

Cosa piango queste lacrime amare?
Non ti riporteranno a me.
Mai più ti rivedrò, né sentirò
la tua rabbia o la tua tenerezza.
Eppure piango, disperatamente piango.

Vorrei vedere brillare
una stella nel cielo
e pensare che sei tu.
Vorrei poter sapere
se quella stella lontana
brilla lassù nel cielo solo per me.
Ti sentirei vicino
e mi scalderesti il cuore.